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10/02/2018

Sabato 10 febbraio 2018, alle ore 10,30 nella sala Cremonsi del Museo Civico di Crema e del Cremasco si terrà la seconda conferenza dell'anno: l’Associazione degli ex alunni del Liceo Ginnasio “A. Racchetti” - Crema, in occasione del bimillenario della morte di Publio Ovidio Nasone (Sulmona, 43 a.C. - Tomis, 17 d.C.) appena trascorso, ha invitato il prof. Luigi Galasso (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) ha tenere una conferenza sugli ultimi anni del poeta latino.

Un amore travolgente per la letteratura: ecco il segno sotto il quale si colloca l’esperienza ovidiana, che dà vita ad un’opera che, pur dispiegandosi nel corso di parecchi decenni, si configura come molto organica, molto caratterizzata nel senso della continuità. Un elemento fortemente caratterizzante è la costante autoriflessività, il costante gioco con i meccanismi della letteratura. Ovidio ci pone sotto gli occhi il funzionamento di quel complesso marchingegno che è il genere letterario, ce lo smonta, ce lo rimonta, ce lo manipola e ce lo riavvia. È letteratura ‘con’ e ‘attraverso’ la letteratura.

Questo modo di procedere con l’esilio non cambia. La condanna -propriamente alla relegatio: a Ovidio era imposto il confino in una località ai limiti dell’impero, ma conservava la cittadinanza romana e anche il suo patrimonio- è un evento devastante nella vicenda biografica di colui che era il poeta di maggior successo della capitale del mondo. Ignoriamo i motivi che ne sono all’origine. Ovidio parla di un suo error, che non precisa meglio, e poi aggiunge che una seconda sua colpa è stata aver composto l’Ars amatoria. Quanto è reticente a proposito dall’error, tanto Ovidio si diffonde nell’apologia del poema. In ogni caso finisce per trascorrere lunghi anni a Tomi, sulle sponde del Mar Nero, dove è morto 2000 anni fa.

Anche in esilio Ovidio applica il medesimo assunto che era alla base della produzione degli elegiaci: la poesia è un riflesso diretto della vita. Pertanto -per fare un esempio tra i più eclatanti dell’applicazione consequenziale di questa regola- procede ad elencare i difetti delle sue opere che derivano immediatamente dalla sua condizione di infelicità. La vita è monotona: così la poesia; la vita è genericamente brutta: la poesia non potrà essere diversa. La scadente qualità dei versi che viene dichiarata dall’autore stesso è una metafora della sua esistenza, e dobbiamo riconoscerla come tale, senza ritenere, come molti critici poco simpatetici, che possa essere una dichiarazione di colpevolezza e consapevolezza della scarsa qualità di quanto compone.

Poesia con e attraverso la poesia. Ad esempio: l’ambiente in cui l’esule si trova, a Tomi, ha naturalmente i suoi caratteri reali, che però sono trattati secondo le regole che governano il cosmo della letteratura, e il poeta è nel contempo autore e personaggio. Per dare voce ad una realtà nuova, la poesia dell’esilio propone una configurazione nuova dell’universo letterario, un processo che avviene con i meccanismi delle opere precedenti, in particolare dell’elegia, dagli Amores alle Heroides. Il poeta acquisisce lo statuto di personaggio mitico, protagonista dell’epica e della tragedia, e viene sollevato nella sfera di un’umanità superiore. Rispetto però agli eroi antichi egli si pone addirittura in una posizione di superiorità, dato che nessuno ha sofferto quanto lui. In questa ridefinizione dei confini del reale vengono svelati i meccanismi che regolano le vicende dei personaggi della letteratura, così come già il progetto poetico degli Amores contemplava il gioco con le regole del mondo elegiaco e l’intento di renderne evidente il funzionamento.

Le opere dall’esilio, però, hanno anche grande ricchezza e complessità, e vi sono alcuni componimenti in cui la poesia è affrontata con un tono di disincanto, momenti in cui trova espressione un profondo disinganno. Ovidio risente moltissimo della sua solitudine e della mancanza del suo pubblico di lettori affezionati, e anche le Muse, che sono state all’origine della condanna, possono offrire soltanto una consolazione fredda, inefficace. Certo, lo studioso non può valutare la sincerità delle singole affermazioni, ma soltanto come l’autore costruisca il proprio personaggio. Nemmeno lo studioso però deve essere costretto a non sentire il senso di inanità che viene a quest’uomo dalla mancanza di alcuna eco per le migliaia di versi che ha mandato in una patria lontana e che mai più rivedrà. Non a caso, nel bene e nel male, questa poesia ha suscitato reazioni forti e, ricordiamolo, è stata un modello potente per autori, grandissimi, che l’esilio lo hanno sperimentato in prima persona, da Seneca a Brodskij. La costruzione letteraria che sembra facile da sezionare e scomporre, alla fine, lascia intatto un denso nucleo di irrisolta umanità, nel quale ogni lettore finisce per ritrovare un’immagine di sé. Forse è proprio questa l’ultima metamorfosi ovidiana.

Curriculum

Luigi Galasso è stato allievo del corso ordinario e di perfezionamento della Scuola Normale Superiore di Pisa. Per dieci anni è stato ricercatore di Lingua e letteratura latina presso l’allora Facoltà di Magistero dell’Università di Trieste. Nel 2001 è divenuto professore associato presso l’allora Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia - sede di Cremona. Dal 2015 è professore ordinario di Lingua e letteratura latina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Milano.

Si è occupato di Ovidio (della poesia dell’esilio e delle Metamorfosi), della tragedia latina arcaica, di Ennio, di Levio, di Seneca, della storia della filologia tedesca tra Ottocento e Novecento, e ha tradotto alcuni libri dell’opera di Tito Livio.

Dirige la rivista “Aevum Antiquum”.

Le pubblicazioni principali sono il commento al II libro delle Epistulae ex Ponto (P. Ovidii Nasonis, Epistularum ex Ponto liber II, a cura di L. Galasso, Biblioteca Nazionale - Serie dei Classici Greci e Latini: testi con commento filologico, Le Monnier, Firenze 1995), opera che poi ha tradotto e commentato nel suo insieme (Ovidio, Epistulae ex Ponto, a cura di L. Galasso, Mondadori, Milano, 2008), e il commento a tutte le Metamorfosi di Ovidio (P. Ovidio Nasone, Le metamorfosi, traduzione di G. Paduano, commento di L. Galasso, Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino, 2000). Ha tradotto e annotato anche tre libri di Livio (Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione, volume X (libri XXXVI-XXXVIII), traduzione e note di L. Galasso, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1997).

 

Associazione degli ex-alunni del Liceo Ginnasio "A. Racchetti" di Crema

L’Associazione, fondata il 4 novembre 2000, è un centro di vita associativa e culturale, autonomo, pluralista, apartitico, a carattere volontario, democratico.

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