Sono iniziate a Crema le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia. Un ottimo inizio, grazie alla prima delle due iniziative dedicate dalla nostra Associazione al tema “Il Risorgimento e Crema”. L’argomento della prima serata è stato “Il Risorgimento: un’occasione o un problema? Presentazione del processo risorgimentale”. Pubblico molto qualificato, posti esauriti in sala e forte attenzione verso gli argomenti esposti dal relatore, il prof. Vittorio Dornetti. Insegnante presso il locale Liceo Scientifico, stimato collaboratore di istituzioni e associazioni culturali, il prof. Dornetti è anche uno studioso noto per le sue ricerche storiche e per le sue apprezzate pubblicazioni. Da tempo sta approfondendo il processo formativo risorgimentale, con particolare attenzione ai collegamenti tra la storia nazionale e quella locale, riscoprendo, attraverso un rigoroso esame delle fonti, fatti e personaggi rimasti sinora nell’ombra a causa di talune impostazioni storiografiche a dir poco convenzionali. Presenti l’Assessore alla Cultura, l’arch. Paolo Mariani, e il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Agazzi, che ha introdotto la serata nel contesto del programma che il Comune di Crema ha iniziato a svolgere per il 150° anniversario dello Stato italiano.
Il prof. Dornetti ha presentato i principali elementi su cui la storiografia più critica verso il Risorgimento insiste: le teorie meridionaliste che spiegano il brigantaggio come lotta di popolo e reazione legittimista borbonica alla conquista "piemontese" del meridione; le tesi sugli attacchi della Massoneria al magistero della Chiesa, attraverso la soppressione degli ordini religiosi e l’appropriazione dei beni ecclesiastici; le nostalgie per il buongoverno austriaco del lombardo-veneto, alquanto idealizzato; la riduzione del Risorgimento a una sequenza di annessioni regie per scopi meramente dinastici.
Convincenti le argomentazioni con cui il prof. Dornetti ha controbattuto agli eccessi di queste tendenze storiografiche, che stanno portando, con uno stile molto libellistico, a un crescendo di sentimenti antitaliani, utilizzando una "retorica dell’anti-retorica" di facile presa emozionale.
Dopo aver passato in rassegna tutti gli elementi per cui il Risorgimento ha costituito un’occasione più che un problema e dopo aver sottolineato l’importanza del nostro divenire una realtà nazionale nel contesto europeo, dopo secoli di assoggettamento politico e di ritardo istituzionale, il prof. Dornetti ha ricordato come il Risorgimento sia stato fatto in buona misura dai giovani, con passione, speranza e coraggio. Oggi spesso la storia tace i fatti importanti e indugia sulle cose minute, sulle debolezze che persino i grandi uomini possono aver avuto. Si tratta della storia “vista dal buco della serratura”, figlia di un tempo che stenta a trovare il senso delle cose importanti, quelle per le quali da sempre gli uomini combattono e arrivano a dare, come nel Risorgimento, anche la propria vita.
Una storia che fa dell'Italia "il paese che nessuno vuole" e che rischia di riportare gli italiani a mentalità e attitudini preunitarie. O forse una storia che ha fatto il suo tempo e che sta per essere cambiata proprio da nuove generazioni ancora capaci di quella passione, di quella speranza e di quel coraggio indicati dal prof. Dornetti al termine della sua applauditissima relazione.
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